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Mandalaki Studio,
BREATH. Architecture Of Lightness,
Volvo Studio Milano 




Dare forma all’impercettibile: «BREATH» di Mandalaki Studio al Volvo Studio Milano

In occasione di Milano Art Week e Milano Design Week 2026, Volvo Studio Milano, un elegante ambiente di ispirazione scandinava che collabora con Viasaterna nello sviluppo di un programma culturale, ospita “BREATH. Architecture of Lightness”. Mostra ideata da Mandalaki Studio, studio artistico e di design milanese (formato da Enrico De Lotto, George Kolliopoulos, Giovanni Senin e Davide Giovannardi) che esplora l’incontro tra arte, design e tecnologia attraverso installazioni immersive e sperimentazioni sensoriali. Il progetto, a cura di Rischa Paterlini in collaborazione con Viasaterna, si completa con la dimensione sonora sviluppata dal compositore Luca Longobardi.

Da sempre orientato all’intersezione fra percezione e materia, Mandalaki Studio ha sviluppato qui una ricerca che unisce approccio scientifico ed esperienza sensoriale, collocandosi a metà fra design industriale e innovazione artistica e tecnologica. Se la luce costituisce il fulcro della pratica di Mandalaki, in “BREATH” essa assume un ruolo strutturale: non si limita a illuminare, ma diventa un dispositivo attivo di trasformazione percettiva e di relazione con l’esterno. Come afferma Enrico De Lotto, «non illumina semplicemente. Plasma il movimento» *.

Il progetto si inserisce come frammento di un più ampio tentativo di costruzione di un Orizzonte Sensoriale, tema culturale individuato da Volvo Studio per il 2026, configurandosi come un’indagine sul dinamismo quale condizione primaria dell’esperienza.


Un organismo fluido: aria, luce e movimento

Il fulcro della mostra è la scultura dinamica che consiste in una membrana ultrasottile, simile alla seta, attraversata e mossa da delle ventole regolate e progettate da Mandalaki Studio. Il tessuto rende visibile l’essenza del movimento in costante evoluzione dell’aria, trasformando l’incorporeo in una materia viva, capace di manifestare flussi, tensioni e variazioni.

In questo senso, “BREATH” compie un passaggio decisivo: non rappresenta semplicemente l’aria, ma ne costruisce una vera e propria architettura. Ciò che normalmente percepiamo come vuoto viene qui articolato come struttura visibile, come campo dinamico di forze. L’aria acquisisce una fisicità leggibile, non come massa, ma come sistema di relazioni e di continuità dinamiche.

È un’architettura instabile, mai definitiva, che si genera e si dissolve continuamente sotto i nostri occhi. Proprio in questa instabilità risiede la sua verità: luce e aria non sono mai identiche a sé stesse, ma esistono solo nel loro divenire. La leggerezza, quindi, non coincide con l’assenza di peso, ma con una condizione attiva, costruita nello spazio. Il vuoto si organizza, prende forma, diventa percepibile.

La luce interviene come strumento capace di definire ogni sfaccettatura dell’opera, modulandone la cromaticità. È attraverso di essa che questa architettura dell’aria si rivela pienamente: non come volume chiuso, ma come presenza diffusa, una costruzione che esiste nella relazione tra materia, energia e percezione, conferendo vitalità e contesto spaziale.

Nelle ore serali, l’installazione si apre anche all’esterno, lasciandosi intravedere dalle vetrate dello spazio espositivo. Osserva Rischa Paterlini: l’opera si offre «come un respiro che attraversa il vetro» *, instaurando un dialogo diretto con la Città. In questo modo, “BREATH” non si esaurisce nello spazio che la contiene, ma entra in relazione con l’ambiente circostante, rendendo percepibile qualcosa che, in realtà, abitiamo già quotidianamente.


Suono e percezione: una narrazione emotiva

La dimensione sonora, sviluppata dal compositore Luca Longobardi, contribuisce in modo decisivo alla costruzione dell’esperienza. La composizione In/Out, ispirata al respiro meccanico delle ventole che alimentano il movimento del tessuto, accompagna l’oscillazione dell’opera trasformandola in un organismo fluidodinamico.

La musica non si limita a fare da sfondo, ma agisce come uno specchio emotivo: costruisce un contesto narrativo che orienta la percezione del movimento. A variazioni sonore corrispondono variazioni percettive (tensione, sospensione, distensione) rendendo l’esperienza profondamente immersiva e sinestetica.

In questo paesaggio, aria, luce e vibrazione entrano in relazione, alterando la percezione del tempo e coinvolgendo lo spettatore in modo totale.



Il continuo divenire

Allargando lo sguardo, questa dimensione di mutamento non riguarda solo l’opera, ma rimanda a una condizione più ampia che attraversa l’esperienza stessa del reale.

L’opera rende evidente una condizione che ci appartiene da sempre: siamo immersi in un flusso continuo, in un sistema dinamico in cui nulla permane identico a sé stesso. In questa prospettiva, l’esperienza proposta si avvicina alla concezione del divenire che attraversa il pensiero di Eraclito, secondo cui l’identità della realtà è definita dallo scontro perenne tra opposti complementari (Pólemos), i quali, pur contrastandosi, si richiamano a vicenda garantendo l’unità dinamica del tutto.

Come il cielo, spesso percepito nella sua apparente stabilità e improvvisamente rivelato nella sua intensità al tramonto, anche ciò che ci circonda si sottrae allo sguardo finché non siamo disposti a coglierne la natura processuale. Non esistono stati fissi, ma transizioni; non oggetti definitivi, ma equilibri instabili che, paradossalmente, producono una forma di continuità.

Osservando il telo, così ineffabile e vigoroso di vita, ci rendiamo rende conto che ciò che appare immobile, è in realtà attraversato da una trasformazione costante, intrinseca alla propria essenza. L’aria, la luce e il respiro, così come l’esperienza umana, esistono solo nel loro incessante divenire.



Una mostra che si espande: spazio e immagine

“BREATH” non si limita alla sua componente centrale, ma si estende all’intero spazio degli uffici, che non funge da semplice contenitore ma da elemento attivo del progetto. In questa prospettiva, lo spazio diventa parte integrante dell’opera, contribuendo a produrre e amplificare il suo significato.

All’interno di questa ulteriore dimensione espositiva trovano spazio una serie di immagini scattate in alta montagna, che costituiscono una delle principali fonti di ispirazione per Mandalaki. Le fotografie indagano la vitalità e la leggerezza impercettibile della luce, restituendo momenti di sospensione tra cielo e atmosfera, caratterizzati da una forte intensità cromatica. Gli uffici sono inoltre attraversati dalle lampade Halo, che riprendono le cromaticità catturate in alta montagna, per modulare lo spazio in una sequenza di atmosfere luminose.



Percezione, rivelazione e consapevolezza

Da tutti questi elementi emerge con chiarezza la natura del progetto: all’interno del contesto frenetico di Milano, “BREATH” introduce una sospensione percettiva.

Diventa così un dispositivo di consapevolezza: un invito a rallentare, a percepire il respiro, a riconnettersi con una dimensione essenziale dell’esperienza. La luce, che modula ogni cosa visibile, e l’aria, che attraversiamo continuamente, si rivelano elementi fondativi del nostro rapporto con il mondo.

La mostra non pone l’accento sul nuovo, ma ci fornisce gli strumenti per esperire la realtà in modo più puro, liberandoci dalle abitudini percettive che la rendono opaca e restituendoci la capacità di stupirsi e meravigliarsi.






*Da “il respiro della materia”, flyer della mostra



L’installazione è stata visitabile durante la Milano Art Week e Design Week 2026, mentre la mostra negli uffici proseguirà fino al 3/10.

Per info e orari: 02 25551000

https://www.volvocars.com/it/l/studios/milano/



VOLVO STUDIO MILANO,

Viale della Liberazione angolo Melchiorre Gioia




Leo Montanari